PAESAGGIO E VINO: LA VALPOLICELLA CLASSICA

PAESAGGIO E VINO: LA VALPOLICELLA CLASSICA

L’uomo, attraverso le sue scelte pratiche ed estetiche, trasforma il paesaggio. Infatti grano e vite esistevano a livello selvatico. Produrli è una scelta di tipo culturale.

Ti sei mai chiesto cos’è veramente un “paesaggio”? E cosa vediamo quando osserviamo un paesaggio?

Dall’Enciclopedia Treccani apprendiamo che il paesaggio in lingua italiana è una “parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato” e, in particolare, “con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali o a località di interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare”.

Il concetto di paesaggio è luogo della vista ma anche della memoria e dell’affetto.

Quando osserviamo un paesaggio consapevolmente o inconsapevolmente lo ridefiniamo con i nostri stessi occhi, lo tagliamo, e lo ricreiamo fino a idealizzarlo. È alla storia moderna che si deve questo termine che ha riorganizzato in un unico concetto percezione e sentimento.

Infatti, quando contempliamo un paesaggio, visione e sentimento procedono insieme e si congiungono in una sorta di sintesi estetica. Ma è soltanto dopo il Cinquecento che si fa strada la contemplazione disinteressata delle forme del territorio come insieme di natura e cultura, ruralità e industriosità umana.

 

Fino al Cinquecento si considerava il rapporto con l’ambiente essenzialmente nei tratti geografici ed economici. La pittura veneta della seconda metà del Cinquecento, sulla scia dell’intuizione dei maestri Bellini e Giorgione e di quella fiamminga, in particolare con Tiziano (1488- 1576) a cui si deve l’invenzione della moderna poetica del paesaggio, favorisce il delinearsi di una nuova immagine dell’ambiente attraverso le nostre emozioni. Ecco perché oggi per noi il paesaggio è insieme luogo della vista, della memoria e dell’affetto dove si incontrano visione e sentimento.

Ma la parola (e il concetto) di “paesaggio” comparse per la prima volta nel 1552 in una celebre lettera dello stesso Tiziano all’Imperatore Filippo II, evidenziando la consapevolezza di una novità piena e clamorosa, una nuova idea dell’ambiente naturale.  Una rivoluzione poetica e iconografica. Visione, sentimento, bellezza ed emozione che il mondo dell’arte e della letteratura hanno contribuito a disegnare nella nostra mente.

L’Italia è un esempio inimitabile di bellezza e varietà paesaggistica con le sue coste, le sue catene montuose, i pendii collinari e i suoi siti archeologici. Un patrimonio storico-naturalistico e culturale unico al mondo, ricco di diversità e aspetti caratteristici che ne fanno una delle mete turistiche più apprezzate al mondo.

Ma cosa si intende oggi quando si parla di paesaggio?

Secondo la “Convenzione europea del paesaggio” sottoscritta dagli Stati membri del Consiglio d’Europa a Firenze il 20 ottobre 2000”: “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.

Il paesaggio è stato quindi riconosciuto come il risultato e l’immagine o l’idea che ciascuna comunità ha del proprio habitat.

Il 2018 è l’Anno del patrimonio culturale e da quando la cultura è stata riconosciuta come la vera “scienza utile” per la crescita sociale ed economica di un territorio, la categoria del paesaggio, rispetto a tutte le altre tipologie di beni naturali, culturali, materiali sembra essere il campo di sperimentazione più interessante per ripensare il tema del patrimonio in un’ottica che tenga conto della partecipazione attiva di una comunità.

È quindi possibile pensare a forme di sviluppo locale fondate sulla salvaguardia e la promozione del patrimonio locale?

La Valpolicella dovrebbe sentirsi chiamata a valorizzare il suo patrimonio paesaggistico e produttivo come hanno fatto altri territori sulla scia delle convenzioni internazionali che sono in questo momento un vettore di punta nella costruzione dell’identità locale e della programmazione turistica.

I prodotti tipici possono diventare occasione per conoscere e valorizzare un territorio e favorirne lo sviluppo.

L’enoturismo è infatti una forma di turismo tematico che pone al centro dell’attenzione il vino e la sua produzione mentre l’enoturista è colui che, per comprendere al meglio le caratteristiche peculiari del vino degustato, ne studia a fondo il territorio di provenienza attraverso l’esplorazione dei paesaggi, delle tradizioni e dei costumi propri dei luoghi di produzione.

Il paesaggio come patrimonio culturale

Un territorio, come un’esperienza sensoriale complessa, si può raccontare in tanti modi: noi di Domìni Veneti lo facciamo con i nostri vini, le nostre iniziative e i progetti che promuovono il patrimonio paesaggistico, vitivinicolo e culturale della Valpolicella Classica.

Progetti e prodotti di eccellenza che raccontano un pezzo di storia e di paesaggio più o meno nascosti sotto ai nostri vigneti.

 

 

  • Il progetto didattico sociale La Scuola nel vigneto giunto alla sua 6^ edizione con il concorso artistico “Il Paesaggio della Valpolicella.Particolarità e particolari”;
  • le visite guidate al museo dell’appassimento, al caveau delle Riserve e alla Bottaia d’Autore;
  • i nuovi tour esclusivi;
  • le limited edition Espressioni e Mater
  • la nuova Collezione Pruviniano;
  • i cru Vigneti di Jago, Vigneti di Moron, Vigneti di Torbe, La Casetta, Verjago.

E per celebrare la primavera con i primi ciliegi in fiore ci siamo recati nel cuore femminile della Valpolicella Classica.

Domìni Veneti organizza eventi e convegni in cui parlare e confrontarsi e vivere il paesaggio della Valpolicella più autentica, passeggiata culturali alla scoperta del genius loci, dei sentieri e dei vigneti, come Domenica 8 Aprile in località Prognol nella vallata di Marano, ricca di testimonianze e di storia, di acqua e di elementi femminili.

Dal punto di vista culturale i resti dell’antico tempio dedicato a Minerva risalente all’epoca imperiale testimoniano l’importanza del profondo rapporto dell’uomo con questo luogo dove, in epoche ancora precedenti si praticavano culti legati alla natura.

Una fertile piana torrentizia vocata all’agricoltura, una vallata particolarmente verdeggiante e con il maggior numero di testimonianze veronesi dedicate alla dea Minerva, che ancora oggi non ha perso la sua sacralità con la presenza dominante della chiesetta di S. Maria in Valverde (1682), all’interno della quale vi è una bellissima statua lignea della Madonna risalente al 1516. La festività più solenne si celebra nella domenica successiva al 25 aprile e si conclude con una processione che invoca protezione sui raccolti della terra.

Dopo la passeggiata abbiamo degustato Valpolicella Classico Superiore, Ripasso e Amarone della Collezione Pruviniano in abbinamento al menù speciale messo a punto dala cuoca Ada Riolfi dell’Enoteca della Valpolicella. 

La particolare eleganza dei tre vini della collezione Pruviniano conferma il carattere  particolarmente “femminile” di quest’area centrale della Valpolicella Classica.

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